Il metodo cognitivo zoo-antropologico

Filosofia e metodologia di approccio al cane

Approcci e metodi diversi

Per secoli l’interesse verso il mondo degli animali ha continuato a crescere attraverso tanti punti di vista e approcci diversi. Molti studiosi hanno dedicato anni a cercare di meglio capire il cane, i suoi comportamenti, il suo essere e il suo pensiero.

Si sono quindi visti i cartesiani (il cane era considerato come una sorta di macchina che agisce automaticamente), i behavioristi o comportamentisti (il cane va osservato e studiato solo dal punto di vista del comportamento diretto che manifesta); poi è susseguito B.F. Skinner il quale ha teorizzato che il comportamento si può prevedere e controllare studiando gli stimoli antecedenti ricevuti e gli stimoli conseguenti. Nasce quindi il concetto del condizionamento operante.

A seguire vediamo l’era dello zoologo ed etologo Lorenz Konrad con il concetto dell’istinto innato da parte del cane verso un determinato soggetto. Si dà una notevole svolta agli studi precedenti creando così l’epoca della Nuova Etologia.

Viene suscitato l’interesse verso la mente del cane che, fino ad allora, non era mai stata considerata come accessibile o analizzabile. Numerose teorie e ricerche sono state effettuate e si sono quindi poste le basi del cognitivismo.

Ed è proprio a metà degli anni 90 che, grazie agli studi dell’etologo Roberto Marchesini, si entra nell’era dell’approccio cognitivo.

Il comportamento viene considerato l’espressione dello stato mentale! Un’assoluta svolta e visione innovativa che considera il cane un soggetto libero, capace di pensare, di apprendere e di crescere mentalmente.

La mente è un insieme di varie componenti, tutte importanti e collegate tra loro, che si esprimono in modo diverso a seconda del soggetto. Il cane è un soggetto unico pensante e in grado quindi di relazionarsi con l’uomo.

La relazione uomo-cane che ne deriva è il perno dell’approccio zoo-antropologico.

Doveroso che sia corretta, il proprietario ricopre il ruolo di seconda mamma del cane pertanto gli compete l’indirizzare la crescita del cucciolo nel migliore dei modi senza umanizzarlo, ma creando le condizioni affinché riesca ad adattarsi nel mondo, faccia esperienze positive e costruttive, collabori, diventi pro-sociale.

La relazione uomo-cane

Il cane non viene addestrato ma educato, non vengono inibiti o controllati i suoi comportamenti ma gli vengono proposti obiettivi educativi (che saranno diversi per ogni soggetto).

Non vengono assolutamente utilizzati metodi coercitivi di nessun tipo, andrebbero solamente ad intaccare la qualità della relazione e a stressare il cane.

Il cane è parte della famiglia adottante e come tale deve essere rispettato.

“Guardate negli occhi un cane e provate ad affermare che non ha un’anima”

Victor Hugo

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